Meditazione sulla lettera Lamed

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È una tiepida serata d’autunno e tu cammini tra le strette viuzze del centro calpestando le foglie dorate che iniziano a ricoprire l’antico selciato.

Tra le mani tieni una lettera. La carta è stropicciata come logorata dal tempo.

La calligrafia, grande e sinuosa, è incerta eppure tu l’hai riconosciuta all’istante.

È la mano del Rabbi, il tuo maestro.

“Se verrai a trovarmi, risponderò alla tua domanda”

Ed eccoti qui a vagare per questi vicoli stretti e tortuosi come le vene di un vecchio.

In lontananza scorgi l’insegna, una torre, della casa al numero 30.

Quanti anni sono trascorsi dall’ultima volta che hai bussato a questa porta?

Ma ora non serve perché la porta è solo socchiusa e tu entri.

L’ambiente è oscuro, l’unica fioca luce proviene da un tavolo al quale siede il Maestro a capo chino su di un libro.

“È molto tempo che ti aspetto”.

Ma come, io ho ricevuto la lettera solo qualche giorno fa – ribatti tu.

Sei certo che fossero giorni e non anni o decenni?

Comunque poco importa il tempo, esso è un illusione.

Sei arrivato/a ORA perché questo è il tempo giusto.

Qual’ è dunque la tua domanda?

Dicendo così il Rabbi alza la testa, candida come la neve.

La luce sembra di colpo aumentata come se fosse lui ad emanarla e non la candela.

Lo guardi pieno di aspettative e ti accorgi che il suo volto è il tuo volto.

Solo tu puoi rispondere alla domanda che serbi nel cuore perché

il Maestro di te stesso/a ORA sei tu!

Ma ricorda è più importante la domanda che la risposta.

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